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Che cos'è l'aloe?

In tutto il mondo è conosciuto come aloè, con variante aloès, aloe, pianta ricca di linfa medicinale, della famiglia delle liliacee (aloe succotrina, aloe humilis, aloe perfoliata, aloe vulgaris, aloe Arborescens, aloe vera o barbadensis, aloe ferox, ecc.), simile all'ananas, però più piccola. Le sue foglie sono spesse e seghettate. Appena toccate da un oggetto tagliente, emettono un liquido viscoso (simile alla bava -baba in portoghese- che esce dalla bocca del bue quando mastica granoturco, radice di manioca o un oggetto duro: per questo la gente chiama l'aloe "babosa" -babosa in portoghese), con un forte odore caratteristico, di colore verdastro, viscoso, molto amaro.

Nei paesi di lingua spagnola, la pianta è conosciuta come savila, con innumerevoli varianti.
Il termine aloé viene dall'arabo. Passando attraverso il greco e latino, dall'arabo è arrivato fino a noi, per dare un nome scientifico alla pianta. Originariamente significa "amaro e brillante o trasparente" perché, quando la buccia viene rimossa, il gel che ne esce assomiglia ad un blocco di ghiaccio lavato.

Le foglie di questa pianta possono variare per grandezza, dai venti ai sessanta centimetri, secondo le qualità del suolo, della presenza o no di acqua e della sua esposizione al sole. Dal centro della pianta esce un virgulto, la cui estremità è coperta di fiori, con colori che vanno dal bianco fino al giallo, arancione e rosso, secondo le innumerevoli varietà.
I fiori sbocciano tra la fine della stagione.
L'aloe più comune (arborescens) ha un fiore arancione.
Le foglie grosse, carnose, quando arrivano a maturazione entrano nella composizione del nostro preparato. Se riuscissimo a sollevare leggermente la buccia verde (cioè la parte esterna) di una foglia, ne vedremmo spuntar fuori una parte carnosa, flessibile, flaccida, simile, nel colore, a un cubetto di ghiaccio che sia stato lavato per un po', lucido, trasparente come un pezzo di vetro bagnato.

Vi siete stancati di questa lunga descrizione? L'obbiettivo è quello di facilitare l'identificazione della pianta. Se si ricorre alla natura per preparare una tisana, è fondamentale saper riconoscere le piante.

Nel caso dell'aloe ne esistono centinaia, forse migliaia di tipi diversi.

Soltanto nel 1941 grazie agli sforzi del prof. D. Rowe, che l'aloe ha avuto la sua prima descrizione dettagliata. Con la sua instancabile descrizione, nella ricerca della verità e con l'analisi chimica della pianta il prof. D. Rowe è riuscito a darle una credibilità. Tom D. Rowe e Lloyd M. Parks hanno condotto un' analisi approfondita della pianta e hanno registrato I loro risultati nel Giornale dell'Associazione Farmaceutica Americana.
Altri nomi di bravi scienziati potrebbero essere aggiunti all'elenco, con il rischio però di omettere nomi importanti.
Ricordiamo particolarmente Gottshall, Lorenzetti, Maria Luisa D'Amico, G. A. Bravo, Icawa, Niemann, El Zawahry, Hegazy, Helal, Gumar Gjerstad, G. D. Bouchey, Ruth Sims, E. R. Zimmermann, Kenichi Imanishi, T.E. Danhof, Fujita, H. Tsuda, K. Matsumoto, M. Ito e I. Girono tra gli altri. Ognuno con un importante contributo per completare le conoscenze di questa meraviglia della natura. Senza entrare nel merito degli studi di ogni scienziato, che cosa hanno trovato di utile nell'aloe, dopo 20 anni di intenso lavoro, per le persone e gli animali?

La composizione dell'aloe vera (clicca qui).

 

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