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L'INTERVISTA: IL “MEDICO POLIEDRICO”

BIORISONANZA: FANTASCIENZA O REALTÀ?

di Valentina Ivana Chiarappa

Abbiamo incontrato un personaggio davvero speciale, il cui percorso formativo testimonia il suo particolare eclettismo. Il dott. Vincenzo Venuto, Dirigente Medico di 1° livello presso la Divisione di Chirurgia generale dell'Ospedale di Giarre (ASL/3), si è laureato presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma nel 1980, dove ha conseguito la specializzazione in Urologia nel 1986 e in Chirurgia D'Urgenza e Pronto Soccorso nel 1991 sotto la direzione del prof. Francesco Crucitti; ha sempre mostrato interesse per le medicine cosiddette “non convenzionali” e ad esse ha dedicato molti anni della propria attività senza nulla togliere alla sua carriera chirurgica.
La sua vasta esperienza nel campo dell'informazione vede l'elaborazione, da lui curata negli anni '80, di un'opera di medicina divulgativa in 24 volumi dal nome: “Scuola della Salute” (ed. Curcio Periodici poi Longanesi Periodici), della quale, oltre ad essere stato consulente scientifico, è stato autore di 4 volumi. E' autore inoltre di numerose pubblicazioni scientifiche edite a stampa su argomenti attinenti all'oncologia chirurgica e di un testo sulle radiazioni ultrafini dal titolo “L'altra faccia della medicina: elementi di bioenergetica“.

Come mai un chirurgo con tanti anni di esperienza in sala operatoria decide ad un certo punto di interessarsi di materie non convenzionali?
Caratterialmente sono sempre stato un curioso, non mi sono mai accontentato di quello che mi propinavano all'università ed ho perciò sempre guardato oltre, per questo motivo ho avuto la fortuna di conoscere l'iridologia (disciplina che studia lo stato di salute attraverso una metodica analisi delle alterazioni cromatiche e morfologiche che subisce la trama dell'iride) che ha rappresentato la prima vera apertura verso un modo diverso, nuovo e coinvolgente, di interpretare tutto ciò che avevo fino ad allora appreso negli studi di medicina.
Sin dall'inizio, però, questo mondo, visto da un'altra angolazione, non mi è apparso né contraddittorio né ostile rispetto ai miei precedenti studi ma, anzi, per me, rappresentava un forma di completamento di alcune mie perplessità rimaste insolute. Senza esserne cosciente all'epoca, era iniziato un processo di simbiosi tra lo stretto meccanicismo biochimico che rappresentava l'elemento portante delle mie conoscenze medico-chirurgiche e il punto di vista bio-energetico, meno quantizzabile e tangibile, ma con una grande valenza nel leggere ed interpretare i complessi fenomeni che sono alla base dell'insorgenza delle malattie.

In che cosa, nel suo lavoro medico-chirurgico tradizionale l'iridologia è stata importante?
Lo è stata nella misura in cui mi ha permesso di confrontare alcuni dati che io ricavavo dall'esame iridologico con i risultati della diagnostica tradizionale e ciò mi ha dato sicurezza nel procedere in questo nuovo percorso. Essa ha rappresentato l'elemento determinante per la definitiva rottura e rimozione degli argini della medicina convenzionale.

Quindi l'iridologia ha rappresentato l'inizio del suo interesse verso “l'altro”?
E' stata certamente solo l'inizio, ma non di un passaggio, bensì, di un completamento delle mie conoscenze per essere “medico poliedrico”. In fondo già i miei docenti di iridologia, Bassi, Mitropolus, Jensen, Makachiuk mi avevano attribuito l'appellativo di medico ibrido (negli anni '80 non era evento ripetibile che un chirurgo si interessasse di iridologia che, all'epoca, era solo appannaggio dei cosiddetti naturopati); ibrido perché, chirurgo e urologo da sempre, mi completavo apprendendo anche tutto quanto attiene l'altra faccia della medaglia. La medaglia è la creatura umana vista nella sua globalità, complessità e completezza.
Questo punto di vista globale od “olistico” mi ha portato ad approfondire gli studi nel settore ingiustamente definito “alternativo”, grazie ai quali oggi posso con certezza affermare che la medicina bioenergetica, l'omeopatia, i fiori di Back, l'agopuntura etc. etc. non sono assolutamente alternative, bensì complementari ed integrative.
Il “benessere” dell'individuo va inteso come equilibrio psichico, fisico, chimico ed energetico, dunque in una sola parola, nella sua globalità.
Questo percorso mi ha portato ad approdare alla medicina di biorisonanza di cui mi occupo ormai da più di un decennio e che sostengo come la più completa in assoluto delle discipline non convenzionali.

In che cosa, in particolare, se lei immaginasse di tornare all'università come docente, cambierebbe l'impostazione dell'insegnamento della medicina?
Ritengo che, paradossalmente, nella medicina occidentale si sia rimasti troppo ancorati al punto di vista meccanicistico newtoniano, ignorando l'esistenza di un Albert Einstein, il quale ha insegnato a tutte le discipline scientifiche che la materia e l'energia coesistono (E = mc²) e, stranamente, l'unica scienza occidentale che non ha fatto tesoro di questo insegnamento è proprio la medicina, ove, ancora oggi, dalla cattedra si insegnano meticolosamente fino alle minuzie, gli ingranaggi meccanici, i fenomeni biochimici e molecolari e l'uomo continua ad essere una macchina perfetta fatta di pulegge (articolazioni), tiranti (muscoli, tendini), laboratori chimici (fegato, pancreas), ecc. Nulla si insegna, però, relativamente all'altra componente ”energetica” che ha solo il torto di essere di difficile misurazione in termini di grandezza fisica (e poi non è del tutto vero!), per cui l'ignoranza, l'incapacità dell'uomo di dimostrarla, è sufficiente per negarne l'esistenza…. e ritengo, questo, un dato che attesta la scarsa scientificità delle nostre scuole.

Lei è riuscito ad applicare questa sua convinzione sul piano pratico?
Non è recente l'affermazione scientifica che tutto ciò che ci circonda emette, in quanto costituito da atomi, delle radiazioni elettromagnetiche la cui lunghezza d'onda è specifica di ogni sostanza e di ogni oggetto; il 99% di tali emissioni vengono chiamate ultrasottili, ultrafini, non di facile misurazione fisica. Le onde elettromagnetiche ultrafini seguono le leggi della fisica e veicolano informazioni, con la velocità della luce, tra i sistemi cellulari, tra organi ed apparati e regolano l'interazione tra l'organismo e l'ambiente che lo circonda. La maggior parte delle informazioni elettromagnetiche seguono il principio della biorisonanza: quando due corpi hanno la stessa frequenza vibrazionale e, cioè, emettono onde ultrafini della stessa lunghezza d'onda si verifica una sorta di richiamo reciproco per cui entrano in “ risonanza “ cioè vibrano insieme e all'unisono. Ciò accade, più comunemente, fra due diapason che emettono la stessa frequenza vibrazionale: se viene provocata la vibrazione di uno, l'altro, anche a distanza, inizia a vibrare spontaneamente. Tutte le cellule dell'organismo vibrano in armonia tra di loro e sono in equilibrio nello stato di benessere. Proprio la perdita di tale equilibrio armonico-bioenergetico è alla base della “malattia”. Grazie a tale principio di “risonanza” è possibile, utilizzando delle bande di frequenza elettromagnetica nota, entrare in risonanza con organi, apparati o componenti del nostro organismo e poter verificare, così, le condizioni dell'organo stimolato (se risponde, se non risponde, se risponde troppo) deducendo le condizioni di equilibrio di tutto l'organismo.
Utilizzando lo stesso principio di “biorisonanza“ si può agire con frequenze “ultrafini armoniche“ per ottenere un riequilibrio funzionale e bioenergetico laddove per qualsiasi ragione si sia creato uno squilibrio e quindi “malessere”. La biorisonanza assurge quindi ad un ruolo diagnostico e terapeutico che, se applicato, come io faccio in maniera complementare ed integrativa, allarga di molto l'orizzonte delle possibilità di trattamento delle più svariate “malattie e/o squilibri“ che affliggono l'uomo.
La biorisonanza, ovviamente, essendo all'avanguardia, si avvale di tutte le conoscenze raggiunte nella bioingegneria, nella fisica nucleare, nella biochimica e nell'informatica, il tutto assemblato in apparecchiature che rappresentano il futuro della medicina.
Sullo stesso principio di informazione elettromagnetica, si basa anche l'utilizzo di altre terapie erroneamente definite alternative (fitoterapia, cristalloterapia, cromoterapia, ecc.), le quali trasmettono informazioni frequenziali armoniche (quindi equilibranti) che tendono, attraverso diverse vie e modalità, ad ottenere l'unico vero fine, quello di riequilibrare l'organismo e, quindi, del raggiungimento del “benessere” inteso proprio come equilibrio biologico ed energetico.

Ad un paziente cosa consiglierebbe di fare per affrontare il suo problema?
Suggerirei una soluzione “poliedrica”. E' proprio grazie a questo che ho avuto le più grandi gratificazioni nel mio lavoro: non ho mai fatto un distinguo tra il convenzionale e non. E non ho mai escluso una medicina tradizionale a favore delle “medicine alternative” e viceversa . Non mi sono mai riconosciuto, dinanzi ad un paziente, come un medico “convenzionale” o no, ma ho vissuto, costantemente, un passaggio spontaneo dall'uno all'altro punto di vista in base alle necessità ed ai problemi da affrontare.
Riconosco che per molti anni dopo la mia laurea, così come è normale nella medicina convenzionale, mi limitavo a trattare esclusivamente la malattia e cioè una condizione in cui nell'organismo sono avvenuti tutti quei processi evolutivi con danni agli organi dopo parecchi anni di squilibri mal considerati. Oggi, grazie alla mia esperienza e peculiare formazione, cerco di individuare lo squilibrio funzionale e bioenergetico che, spesso, precede di tantissimo la malattia in senso stretto e, quindi, sono in grado di lavorare molto a livello preventivo; ciò non di meno, davanti al paziente malato, pur analizzando nel modo più convenzionale la malattia per la quale il paziente viene da me, verifico le condizioni che l'hanno portato a quello stato e, soprattutto, vengono esaminati gli organi che rischiano di essere coinvolti dalla malattia nella sua evoluzione. In sostanza: prima curavo il sintomo, che spesso non è collegato alla malattia ma ne è solo un segnale, oggi cerco la “catena causale”, la catena degli eventi che stanno alla base di uno squilibrio del quale il sintomo è solo un messaggio.

La biorisonanza non è quindi fantascienza?
Non lo è affatto. Oggi è una disciplina con una propria identità e dignità, io la insegno da alcuni anni, e posso affermare con certezza che rappresenta, al momento, la proposta più completa e concreta per la diagnostica e la terapia del futuro. E da qualche tempo sono ottimista sul suo futuro, considerando che recentemente (dopo anni di latitanza) anche in un piccolo ospedale del sud, come quello di Giarre, per la prima volta ho avuto la possibilità di poterne parlare liberamente, grazie al nuovo direttore sanitario che ha mostrato, in diverse circostanze, di essere di larghe vedute.
È giunto il momento di considerare la salute dell'individuo oggetto di riflessione sotto tutti i punti di vista, completando tra di loro e realizzando la coesistenza di tutte le conoscenze tradizionali in un'armonica simbiosi con le nuove informazioni che ci vengono dalle medicine non convenzionali.

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