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Cosa sono i fotoni?

Il nome fotóne è dato al "quanto" associato a un'onda elettromagnetica (in particolare luminosa) nel quadro della meccanica quantistica: è una particella neutra che si propaga nel vuoto, alla velocità di circa 300.000 km/s, con una energia che dipende dalla sua frequenza e con massa a riposo nulla.

Nel corso dei secoli, la curiosità dell'uomo circa l'effettiva composizione della luce è sempre stata viva. Sulla sua natura sono state fatte molteplici ipotesi: si sosteneva che fosse un'onda, poi che fosse composta da piccolissimi corpuscoli, e così via.

Oggi si sa che le diverse forme di energie raggiante, tra cui appunto la luce e per esempio le onde radio o le microonde, si trasmettono appunto attraverso onde elettromagnetiche, che propagano un campo elettrico e un campo magnetico perpendicolari tra loro e alla direzione di propagazione; questi campi variano secondo una legge sinusoidale, la cui frequenza è quella che caratterizza l'energia raggiante considerata. Ma si è trovato sperimentalmente che questa energia non è uniformemente distribuita tra le diverse frequenze, anzi molti fenomeni stanno a dimostrare il suo carattere discontinuo. Tuttavia, alcuni dati sperimentali ottenuti verso la fine del 1800 non potevano essere spiegati pensandola come onda.

Agli inizi del 1900 il fisico Max Planck giunse alla conclusione che per spiegare correttamente gli esiti degli esperimenti, era necessario "quantizzare" gli effetti delle radiazioni. Era cioè necessario trattare gli effetti della radiazione elettromagnetica e quindi dello scambio di energia nelle particelle, come se fossero portati da delle particelle.

Tra gli esperimenti inspiegabili qualora si pensi alla luce come ad un'onda luminosa, vi era l'effetto fotoelettrico.

Nel 1905 Albert Einstein riuscì a spiegarlo, supponendo che la luce fosse composta di corpuscoli elementari, i "quanti di energia" o fotoni e che questi, nei loro urti con gli atomi, trasmettessero agli elettroni periferici un'energia tale da provocarne l'emissione ed il conseguente effetto fotoelettrico.

L'energia di un fotone non è continua, ma è proporzionale alla frequenza della radiazione elettromagnetica a cui appartiene, secondo la formula:

è la costante di Planck.

Questa ipotesi, eretta a postulato nella moderna teoria quantistica, è confermata da numerosissime esperienze, delle quali la più famosa è quella dell'effetto Compton.

Un altro esempio importante è quello dell'emissione e assorbimento di fotoni da parte di atomi: se un elettrone della nube elettronica che circonda il nucleo passa da un'orbita più esterna a una più interna, l'energia persa si manifesta con una radiazione elettromagnetica, la cui frequenza v è legata all'energia perduta E dalla relazione

Il fotone, come molte altre particelle elementari, ha un momento angolare intrinseco o spin; tale proprietà corrisponde nell'interpretazione ondulatoria classica alla polarizzabilità delle onde elettromagnetiche.

 

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